borgo porteo in comedia

borgo comedia front

borgo porteo in comedia
cantieri di formazione sulla commedia dell’arte (open air)
padova – piazza portello – 18 giugno / 13 settembre 2020
I° CANTIERE (open air)
SCULTURA CALCHI IN LEGNO
per la costruzione di maschere in cuoio
18 – 21 giugno 2020 – padova – piazza portello
tenuto da GIOVANNI BALZARETTI – Teatro Agricolo – Livorno

borgo porteo…

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Borgo Porteo
«Era sino al principio dell’Ottocento il sito più animato di Padova, perché per esso passavano quanti da questa città o per acqua o per terra andavano a Venezia. È abitato per la massima parte da famiglie povere di popolani, fra i quali molti beccai, già celebri per le tremende risse che sostenevano cogli studenti. Dalle finestre sporgono di frequente lunghi stangoni che sostengono biancheria ed altre cose poste ad asciugare». (Ottone Brentari, Guida di Padova 1891)


Nel Medioevo a Padova veniva chiamato “portello” qualsiasi apertura o porta ricavata nelle vecchie muraglie di difesa della città per far passare uomini e merci dirette ai centri lagunari di Chioggia e di Venezia, oppure alle campagne confinanti, ed è proprio da questa analogia che deriva il nome del popolare quartiere padovano Borgo Portello.
Le più antiche notizie relative alla zona Portello riferiscono che il luogo fu utilizzato come area cimiteriale dai più antichi abitatori di Padova, conosciuti come “Paleoveneti” (I millennio a.C.). A quei tempi Padova non aveva mura di difesa, né case o strade o porte monumentali, quindi la zona era del tutto disabitata, incolta e periferica al nucleo abitativo paleoveneto. A cavallo tra il XV e il XVI secolo, con l’espansione della Repubblica Veneta, Padova fu palcoscenico di guerra nello scontro del 1509 fra la Lega antiveneziana di Cambrai e la Repubblica Veneta. Nel 1523, quando fu ristabilita la pace, Padova trascorse in seguito un periodo di rifacimento del tracciato delle mura trecentesche. La zona Portello-Ognissanti fu in questa occasione sconvolta da grandiosi lavori che portarono anche alla costruzione di un Castelnuovo, ovvero il Nuovo Castello di Padova, che non fu mai terminato, e del cui progetto oggi rimangono solo alcuni bastioni: il Bastione del Portello Vecchio, il Bastione di Castelnuovo o Gradenigo e il Bastione del Portello Nuovo o Venier, su cui è ancora ben visibile la nicchia in cui è alloggiata una copia del Leone di San Marco, che, dopo il suo ritrovamento a metà dell’800 nelle acque melmose del fossato ai piedi del bastione e un conseguente restauro, fu acquistato e infisso nel palazzo romano sede delle Assicurazioni Generali. (tratto da lavecchiapadova)


bragadin_michielIl Borgo Portello vero e proprio è costituito dalla via che porta quel nome, ben delimitata a un’estremità dalla Porta Ognissanti, che nessuno chiama con il suo nome ufficiale, e all’altra trova la quinta prospettica del settecentesco Palazzo Michiel, residenza di Giacomo Casanova, situato praticamente all’incrocio delle quattro vie Belzoni, Tiepolo, Ognissanti, Portello; sulla sua facciata Tono Zancanaro, l’illustratore della Padova popolare del ’900, era solito evocare nei suoi lavori geni alati e altri spiriti che osservavano l’animata vita del quartiere.


porta ognissantiQuest’area possiede un’identità storica che affonda le radici nelle vicende più antiche di Padova, quelle che conosciamo solo dalle ricostruzioni archeologiche, in epoche che si spingono fino all’inizio del I millennio a. C., quando sorsero i primi insediamenti che avrebbero dato vita alla Padova dei Veneti Antichi. In quel tempo la zona che ci interessa era attraversata dal fiume attorno a cui sorse la città (Brenta secondo alcuni, Bacchiglione secondo altri), che circondava serpeggiando l’abitato antico, che doveva iniziare proprio sulla riva destra del fiume nella zona attuale di Santa Sofia. Sulla riva esterna sorgevano invece le necropoli, la vasta città dei morti; le tombe sono risultate di un periodo che va dal IX – VIII secolo a.C. al I secolo a.C.. Già all’epoca Borgo Portello era la “porta” di Padova, quella che accoglieva i viaggiatori e i mercanti che arrivavano da oriente sia via terra che lungo il fiume; ma fu in epoca romana che probabilmente sorse il primo porto fluviale nella zona, probabilmente nell’area occupata attualmente dalla chiesa di Ognissanti, che doveva avere una funzione di alleggerimento rispetto al porto principale che si trovava nel centro della città. In questo periodo, dunque, deve aver avuto inizio la vita residenziale della zona del Portello. All’inizio del XIII secolo fu scavato su iniziativa del Comune padovano il canale Piovego, probabile deformazione della parola latina populus, quando era imprescindibile recuperare una via di traffico commerciale con la zona orientale del Veneto e in particolare con la ricca Venezia. (tratto da Guida realizzata nell’ambito del progetto Il Portello Segreto I sorprendenti luoghi segreti del Portello finalmente svelati, Universal Grafiche- Mestrino – Giugno 2016)


continua…

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…ed ecco che i veneziani, consapevoli di questo continuo entrare ed uscire dalla scenografia fantastica di calli, fondamente, campielli e palazzi si riunirono in “Fraglie” (fratellanze, confraternite, termine prettamente massone!), per cui istituirono le ” Compagnie della Calza “, gruppi di giovani bene della Venezia cinquecentesca che si riunivano per recitare e per organizzare feste mascherate ed altro. Di questo era convinto Carpaccio che aveva dipinto, qualche decennio prima le  scuole minori, perché le sue storie romanzate sulle vite dei Santi si adattavano più all’ambiente teatrale che a quello delle chiese. Le sue immagini infatti erano più accostabili a quelle contemporanee  degli amici che recitavano nelle compagnie della calza, che a quelle della chiesa legate all’iconografia liturgica.


compagno de la calsa nero

All’epoca quindi alcuni giovani, per lo più gentiluomini veneziani incominciarono, come detto, ad unirsi allo scopo di creare eventi, feste, rappresentazioni, dando così allegria e vivacità alla città. Ed a questo scopo, per dare un significato di appartenenza ad ogni “fraglia” si distinsero per l’uso di “pantaloni” di colore diverso il destro dal sinistro, chiamati calze, e coll’insegna della “Compagnia” ricamata in oro, perle e pietre preziose. Usavano inoltre un mantello di panno d’oro o damasco, con un lungo cappuccio, ed un berretto di stoffa preziosa con la punta ornata da un gioiello, che ricopriva in genere una chioma lunga e folta, a volte legata da un nastro di seta. A questi si aggiungevano anche le mogli o altre gentildonne, le quali portavano i simboli della Compagnia sopra una delle maniche.

Per formare una Compagnia della Calza  occorreva una licenza del Consiglio dei Dieci, quindi i soci compilavano uno statuto, dove, oltre alle altre regole si determinava la durata della compagnia, e venivano eletti un priore, un camerlengo, un segretario, due consiglieri, un cappellano, un nunzio ; a questi si aggiungevano un poeta, un architetto  ed un pittore. I membri della Compagnia che si sposavano dovevano organizzare due banchetti: uno in casa con musica e momarie (mascherate) , l’altro in casa della sposa dove doveva pagare il notaio, il cappellano ed il messaggio. Diverse furono le compagnie della Calza dal 1400 al 1562 ( arrivarono ad essere 43). I Pavoni, gli Accesi, i Fedeli, i Concordi, i Floridi, i Reali e i Sempiterni. A questa compagnia furono legati il Ruzante, Pietro Aretino che per loro scrisse la Commedia ” La Talanta”, il Vasari come scenografo, Tiziano ed il Palladio  che per loro costruì un teatro in legno.

E alla Compagnia della Calza si possono attribuire spettacoli all’aperto, rappresentazioni, caze de toro, e  le momarie, dove ci si vestiva in maschera e si svolgevano processioni lungo i canali dove venivano presentati i vizi e le virtù. Tutto ciò, legato alla musica, all’architettura, alla pittura ed all’arte in genere rese questa città un grande teatro, una grande scenografia che si avvale tutt’ora, per opera di sette famiglie veneziane, di una Compagnia della Calza ( dal 1972) che presta il suo fantastico impegno nell’occasione del Carnevale, e per continuare in una tradizione dell’arte a tutto tondo.
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il testo è tratto da Le Compagnie della calza: Teatro, arte e Carnevale a Venezia
l’immagine da Lionello Venturi, Le Compagnie della Calza Sec. XV-XVI,  Filippi Editore, Venezia 1983

 

formazione/2020 – I° cantiere

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I° CANTIERE (open air)
SCULTURA CALCHI IN LEGNO
per la costruzione di maschere in cuoio
18 – 21 giugno 2020 – padova – piazza portello
tenuto da GIOVANNI BALZARETTI – Teatro Agricolo – Livorno


mask1…un fine settimana full-immersion in un percorso guidato da un sapiente mascherero e maestro sulle tecniche di realizzazione dei calchi in legno, le matrici  per la realizzazione delle maschere in cuoio della Commedia dell’Arte. Un’occasione di formazione professionale,  di conoscenza e sviluppo delle proprie capacità manuali, e di una materia particolare come il legno da scultura, nell’essenza del sapere teatrale. La matrice realizzata sarà alla  fine di proprietà degli allievi/e partecipanti. Per informazioni, costi, iscrizioni e modalità di partecipazione:


loghinolaboratorio Artaud – centro di ricerca teatrale
in collaborazione con Borgo Porteo Comitato Cittadino
via cornaro, 1 (ex-macello), 35128 – Padova
mobile: 338.2160833 – 3492107441
e-mail: info_laboratorioartaud@yahoo.com


masckas projects1
…fuoco fatuo di un rapporto magico con la vita,  seconda pelle finché disabitata, 
la maschera racconta ai nostri occhi, al viso l’impronta di un’eternità effimera, mortale, lampo di una profondità povera da cui nascono, a volte, i nostri fantasmi…


Il workshop si terrà a fronte dell’iscrizione di un numero minimo di interessati, all’aperto, nella splendida cornice di Piazza Portello a Padova e dovrà necessariamente conformarsi alle vigenti norme regionali e nazionali relative all’emergenza sanitaria in atto. E’ d’obbligo la presenza al workshop muniti di mascherina (nel caso si fosse sprovvisti, la ns. associazione provvederà a fornirne una pulita, che dovrà essere restituita alla fine del corso). Ulteriori informazioni su costi, programma e orari verranno forniti a ciascun interessato telefonicamente o meglio via email.
Più sotto la form di interesse o pre-iscrizione.



 

 

 

 

[canti-ere] marginali

nuovo-6ll cantiere è un luogo reale e simbolico di trasformazioni profonde in ogni società in crescita, luogo di importanti processi di costruzione di opere reali (case, sovrastrutture…) e simboliche (del pensiero, delle identità) e uno spazio di incontro. Locus simbolico dove si lavora per costruire insieme, nativi e migranti, momenti e processi di conoscenza, confronto e scambio che ci consentono di facilitare la crescita di nuove mentalità, di stabilire relazioni tra persone di provenienze diverse, disponibili al dialogo e al cambiamento; uno spazio reale di costruzione in cui persone diverse condividono obiettivi comuni, speranze, la voglia di rendere concreti aspirazioni, desideri individuali e collettivi. Dal cantiere nascono nuove costruzioni materiali ma soprattutto nuove costruzioni sociali, quelle delle persone che tra loro stabiliscono nel tempo relazioni di reciprocità. Il cantiere, offre le prime sperimentazioni di coesistenza, anticipa i possibili percorsi, propone le possibili configurazioni umane. Col cantiere si sperimentano nuovi aggregati, si costruiscono edifici per la società, si costruisce la società stessa. Si anticipano possibili percorsi di una società di domani che prende forma, e prima ancora consapevolezza, delle sue paure, delle sue speranze, dei suoi aggiustamenti. E si definiscono dei punti fissi nella Storia, le ere, le epoche storiche. Nel cantiere si mescolano differenze e quotidianità, vale a dire drammi, conflitti, scelte di vita, storie a volte marginali. Storie, ma soprattutto persone che di queste storie sono protagoniste.

[C]anti-ere marginali è un progetto teatrale, aperto e interculturale che si propone l’ideazione, il coinvolgimento, l’allestimento e la messainscena di performances d’arte teatrale, cinematografica e figurativa legate ad una condizione liminale, universale, di marginalità, di ingiustizia o dimenticate, condizione che in diverse epoche storiche, uomini e donne, si sono trovati a vivere. Racconti di vite personali consumate nell’era contemporanea. Ma anche nuovi “segni” nelle cose di domani.

Se sei interessato/a a frequentare il teatro o viceversa, qui ci sono dei possibili progetti canteriati…
p.s….non facciamo distinzione tra attori/ici consumati/e e giovani o attori inesperti/e…lavoriamo meglio con gli ultimi… per info o altro scrivi a: fred_deve@yahoo.it

progetti canteriati… (in ordine alfa & betico, ma non d’importanza)
1 Anna Karenina le dernier train (un’attrice, visage-physique du rôle)
2 Arlecchino, un solo attore con più padroni...( un attore, physique du rôle)
3 Billie Holiday (attrice_cantante, meglio se nera)
4 Can’t Find My Way Home  black block blues (non meno di 10 tra attori e attrici,
disponibilita’ attoriale senza preclusioni ideologiche, presence du rôle)
5 Caravaggio (un attore, visage-psysique du rôle)
6 Carmen la garibaldina (un attrice, visage-psysique du rôle)
7 Chet Baker (attore-trombettista, physique du rôle)
8 Don Chisciotte (un attore, Sancho, physique du rôle)
9 Fa-do (un’attrice_cantante, visage-psysique du rôle)
10 Ghei-sha (visage-psysique du rôle, attitude dance et/ou chant)
11 La masseria delle allodole, il genocidio dimenticato degli armeni (non meno di 10 tra attori e attrici, disponibilita’ attoriale senza preclusioni ideologiche o confessionali, presence du rôle)
12 Maestra Minestra fiaba teatrale e cucinierateatro ragazzi (almeno 3 attori/ici, voix du rôle)
13 Myriam di Magdala al di là della voce dei vàngeli (un’attrice, visage-psysique du rôle)
14 reprise Antigone (con 5 tra attori e attrici, visage-psysique du rôle) Non mezze calzette, come gli/le ultime che abbiamo avuto…
15 reprise Pinocchio, ovvero umano troppo umano…(11 tra attori e attrici, physique du rôle)
16 San Francesco (un attore, visage-psysique du rôle)

progetti in cantiere…
credereinunsolo(o)dio (allestimento teatrale in forma di lettura)
reprise Arte Mi Sia Gentile Eschi come un grano di polvere su una circonferenza
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