baile de familia

latino theatre music-hall
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baile3(…un giorno ce ne andremo…ma non sappiamo ancora dove…un salone da ballo…in Messico… Spagna… America Latina o Vercelli… traversando paesi neghittosi, dove sono sempre andati tutti altrove…ma non si capisce dove…niente di trepidante o rumoroso, palpitante o tenebroso, zero di maledetto…solo quel piccolo languore di sentirsi scivolare per il mondo…senza fidanzate…senza famiglia…)

Baile de Familia  è uno spettacolo che disegna forme e condizioni familiari, un contesto nel quale si riconoscono oggettivamente alcune delle concause e delle situazioni che portano molti giovani ad una condizione di disagio, ad un sentirsi diversi. Dal rifiuto di un modello, alla necessità di un rapporto obbligato da regole non sempre condivise, alla dipendenza fisica e psicologica che ne deriva. Lo spettacolo, inserito in un contesto geograficamente lontano (America Latina) indaga, attraverso alcuni frammenti di situazioni familiari, ironiche e paradossali, le relazioni esistenti all’interno di alcune coppie-famiglie, presentandone uno spaccato di vita quotidiana; alternati a momenti di riflessione individuali e intime, prematrimoniali e di conseguenza prefamiliari; sottolineando ironicamente il dialogo all’interno di una realtà sociale, contrapposto al monologo di chi una famiglia ancora non ce l’ha (e forse la vorrebbe) o di chi ne vorrebbe una diversa. Non dimenticandone però i profondi valori, evidenziati dalla scelta dell’ambientazione e dalle canzoni-tango, alla ricerca di una possibile comunicazione, quale immagine capovolta di un teatro sociale.
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dalla “recensione” di una spettatrice…

non so perchè, ma fin dall’inizio e per tutto il tempo della rappresentazione, mi hanno accompagnato molte sensazioni, riassumibili tuttavia in una: erano le voci, i gesti i movimenti di tutti coloro che partecipavano, salendo dal palco, a “fare” le parole, a “costruire” il suono della storia. Dal suono profondo e caldo della voci al tango insistito, quasi inaspettato e poi inatteso e ciclico delle bailarinas, che scandiva i movimenti del cambio scena senza però cancellarli, alle mani colorate di stoffe sventolate, alle gambe, agli occhi, al canto di tutti gli attori. Una “festa dei corpi”, che ha inventato fin dal primo tempo le luci, con moto avvolgente e crescente. No, non sono mancate le luci allo spettacolo: perchè come una tela del Caravaggio, la luce l’hanno creata i corpi. La storia è la piccola/grande storia di ogni vita: una quotidianità apparentemente banale, guardata e vissuta con la forza a volte faticosa dell’ironia. È una complicità delicata e limpida quella di Baile de familia: eppure si ride, e con la semplicità che abbiamo a volte perso. Ridere col cuore sulle cose che ci accadono, che “a tutti succedono ma non le dicono”, come risponde il bravissimo “lui”della prima scena, è un modo (forse è il modo) per prendere nelle mani anche il mistero incomprensibile della nostra vita e di quella degli altri… e di farla aderire alla nostra pelle fino a “sentirla” addosso.
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