teatri d’oriente

 viaggi e visioni
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NATARAJANEROGRANDEOriente per molti, nella cultura occidentale, equivale all’immagine di un viaggio. Nella cultura teatrale invece alla visione di un tramonto. Per pochi. Viaggi e visioni equamente sottolineano l’incontro delle avanguardie teatrali del Novecento europeo con l’Oriente e in parte determinano le nuove poetiche, gli itinerari e i progetti di “rifondazione” di un nuovo teatro. Artaud e Brecht, Ejzenstejn e Mejerchol’d hanno ricavato dall’incontro con i teatri d’Oriente stimoli e suggestioni, convenzioni e astrazioni, teatrabilità delle azioni e linguaggi del teatro.  Scoperte di poetiche sceniche e forza d’urto, riconoscimento di un teatro altro, contro il presente del teatro dei più. Riferimento metaforico di una mutevole concezione del teatro. Una concezione secondo la quale il teatro sta entro i limiti di tutto ciò che può avvenire in uno spazio scenico o che può influenzarlo o disgregarlo. Al di là della parola. Simbolo di un linguaggio teatrale puro, sul piano dello spirito e dell’efficacia intellettuale. La bellezza di un viaggio non ci colpisce mai direttamente.  E la visione di un tramonto è bella per tutto ciò che ci fa perdere.
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