radio artaud

radioartaud_logoIl teatro può avere una connessione con l’etere?
Strana domanda, eppure vale la pena di porla.
La performance ANTONIN ARTAUD – AUTOMITOGRAFIA, presentata dalla nostra associazione il 5 ottobre 2003, grazie alla disponibilità dell’emittente Radio Cooperativa, primo momento di un progetto attuato nell’arco di due anni, centra l’obiettivo principale:  mettere in crisi l’idea che il teatro si debba fondare esclusivamente sul “qui ed ora”.

Il dato sostanziale posto su un piano di riflessione, esprime uno stato di potenzialità in fieri, presupposto al fatto che qualcosa possa accadere. Ed è accaduto. L’importante è creare una piattaforma su cui operare e testare delle possibilità: non solo quelle espressive, ma anche quelle di condivisione. Dopotutto il teatro è in primo luogo “percezione condivisa”, come dice Peter Brook: luogo dello sguardo. Perchè mai quella percezione, quello sguardo, non può essere anche luogo dell’ascolto? Fulcro di una condivisione, che dalla tragedia greca fonda l’idea stessa del teatro e dalla quale la percezione individuale e collettiva distilla ombre che evocano l’immaterialità teatrale su cui oggi ci interroghiamo.

la ricerca depliantIn realtà ci sono regole più complesse che normano questo fenomeno: la voglia di sperimentare degli artisti e quella di distinguersi, cioè di ricercare lo specifico della propria arte, “strategie di sopravvivenza”, con cui il genere artistico stesso si difende dall’effetto prodotto dalla concorrenza di altri medium. Nel caso della radio assistiamo ad un trasferimento mediale, cioè al trasferimento di un genere artistico verso un nuovo supporto; avviene cioè un’ibridazione. Si tratta di scoprire ciò che il teatro e la radio perdono e guadagnano da questo passaggio. Tuttavia, ambedue si riconoscono e dipendono e in parte diffondono e difendono, un valore comune. La cultura.

la ricerca retro

Un’opinione pienamente condivisa con Colin Counsell, la quale non crede possibile definire il teatro con una serie di elementi fondamentali sul modello di un inventario, ma propone di considerare il teatro come un “atto interpretativo”, che prima di tutto dipende dal suo riconoscimento da parte di qualcuno e quindi è strettamente legato ai cultural frames di quel soggetto.  Un connubio, quello del teatro e la radio, che ha un precedente nell’esperienza del radiodramma: lì si mettono in gioco la voce e il suono, che sono poi gli elementi essenziali della radio, si sfruttano le capacità evocative della parola e l’immaginazione degli ascoltatori, cose che – ancora una volta – non sono estranee alle pratiche teatrali più tradizionali. In conclusione, dovendo fare un’ipotetica somma del ricavato e del perduto, si potrebbe dire che il teatro in radio guadagna l’interazione e perde la sua materialità, la sua natura fisica, quasi ad avvalorare quella tendenza del nostro tempo verso “l’anoressia dell’arte” di cui parla Achille Bonito Oliva.
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Bibliografia
Bolter, Jay  D. & Richard Grusin “Remediation”, in Configuration 4.3 (1966)
Costa, Mario L’Estetica dei Media: Avanguardia e Tecnologia, Roma, Castelvecchi (1999)
Counsell Colin, Signs of Performance: An Introduction to Twentieth-Century Theatre, New York, Routledge (1996)
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