intramoenia

ierofania perduta della tragedia greca
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IMG_1436Nelle civiltà che tramandavano la propria cultura solo attraverso una tradizione orale, i cosiddetti “popoli primitivi”, il teatro nacque e si sviluppò come teatro sacro. Il carattere di sacralità non si riferisce tanto al contenuto di ciò che viene rappresentato, ma al significato che la parola “sacro” ha e ha avuto per l’uomo di ogni tempo: non un’idea collegata ad un Dio trascendente, non una semplice allegoria morale, ma il contatto con una “potenza” , con una superiorità sentita a volte come una “maiestas“.

L’uomo prende coscienza del sacro come qualcosa di “altro” che si manifesta però in oggetti che fanno parte integrante del nostro mondo manifesto, come dice Mircea Eliade:  ” la pietra sacra, l’albero sacro non sono adorati in quanto tali, lo sono invece proprio per il fatto che sono “ierofanie“, perchè mostrano qualcosa che non è più né pietra né albero, ma il sacro”.

Molti miti hanno appunto la funzione di riattualizzare il tempo mitico, e, più in generale, stanno a testimoniare il “bisogno dell’uomo di riprodurre indefinitamente gli stessi gesti esemplari”, bisogno legato all’aspirazione e allo sforzo dell’uomo religioso di vivere il più possibile vicino ai suoi dèi, alla sua origine. Periodicamente egli diviene “contemporaneo” degli dèi, desidera vivere alla loro presenza. In qualche modo egli vuole partecipare all’Essere. Tale partecipazione gli viene garantita dai suoi miti, nei quali vi sono tutte le rivelazioni primordiali del dio all’uomo, rivelazioni di cui l’uomo è custode. Attraverso i miti l’uomo può riprodurre i modelli divini, e così mantenersi nel sacro, nella realtà, e il mondo stesso, qualora l’uomo compia i gesti divini esemplari, viene santificato o mantenuto tale. La storia sacra è il continuo ripetersi, l’eterno ritorno, di questo rifarsi alle origini.

Dentro le mura. Le civiltà tramandano la propria cultura attraverso le tradizioni orali, i testi scritti, le opere architettoniche. Questa cultura a volte viene perduta, a volte distrutta, a volte rimane. Testimone della multiforme esperienza umana si rivela negli oggetti che fanno parte integrante del nostro mondo manifesto ma di cui l’uomo prende coscienza come qualcosa d’altro. Mostrano qualcosa che non è più, né racconto, né scritto, né pietra. O forse nascondono qualcosa. Delle origini. Come il mito, la storia di ciò che è accaduto, la rappresentazione di ciò che gli dèi hanno fatto in principio, l’eterno ritorno alle origini. Il bisogno dell’uomo di ogni tempo di ritornare agli stessi gesti esemplari, al contatto con una superiorità sentita  come un “mysterium tremendum”. Ierofania. Così l’uomo prende coscienza del sacro. Che però è possibile incontrare nelle realtà “naturali”. Nell’architettura antica, per esempio. Essa ha ben composto quel teatro che non chiude mai, il Teatro della Storia. Intra moenia.
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